![]() U. Cornelli - Neuroscience and Aging Institute - Loyola University Chicago |
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Lo stress ossidativo può essere una condizione temporanea negli individui normali se è legato all’accelerazione di produzione di energia in ragione delle necessità. Ci si può quindi aspettare che, nel soggetto sano, i livelli di U.CARR. durante il riposo siano più bassi rispetto a quelli del soggetto in attività. In effetti così avviene, per cui i livelli tendono ad aumentare durante la giornata quando il soggetto è in attività mantenendosi comunque prevalentemente (vedi di seguito) nel range di normalità. Se questa attività implica uno sforzo muscolare o particolari condizioni di stress, è da ritenere normale che i valori superino momentaneamente le 350 U.CARR. (ad esempio dopo esercizio con ciclomergoetro). Non è invece da ritenere fisiologico un aumento duraturo di valori superiori alle 350 U.CARR., in qualsiasi modo provocato. In questi casi si ritiene che il sistema o la "riserva" antiossidante sia scarsa o compromessa. Abitudini voluttuarie quali il fumo, ad esempio, sono la causa di incremento di radicali liberi; è stato osservato sperimentalmente che circa il 70% dei fumatori (nell’intorno delle 20 sigarette/giorno) si posiziona tra 350 e 480 U.CARR. (vedi tabella 1). In questi casi l’uso di particolari antiossidanti (di tipo ARD ovvero bilanciati e completi) riesce a ridurre i livelli di ossidazione indicando una relativa reversibilità dello stato di ossidazione. L’impiego di anticoncezionali porta quasi costantemente ad un aumento massiccio dei livelli che arrivano nell’intorno delle 400 U.CARR. (vedi tabella 1) e tale condizione non sembra essere completamente corretta dall’impiego di antiossidanti. Tabella 1 Valori di D-ROMs in U.CARR. in diverse condizioni o abitudini
Sul piano prettamente patologico si è posta l’attenzione sui processi infiammatori cronici e sulla patologie con screzio endoteliale. I motivi essenziali di questa risiedono nel fatto che le malattie infiammatorie proprio per l’intervento dei macrofagi e delle prostaglandine infiammatorie aumentano i livelli di RD, e quindi si possono definire come patologie da elevata produzione di radicali liberi. Le patologie con screzio endoteliale sono state poste sotto osservazione perché l’endotelio subisce una doppia aggressione da parte dei radicale OH.. Come già osservato, l’ossidazione della antiproteasi lascia molta libertà d’azione alle proteasi che tendono ad aggredire le giunzioni intercellulari dell’endotelio, aprendo la strada ai lipidi ossidati da altri radicali e consentendo più agevolmente ai macrofagi la penetrazione nel sottoendotelio sino a formare la stria lipidica che è uno dei momenti iniziali del processo di aterosclerosi. Nella tabella 2 sono riportate alcune condizioni francamente patologiche e, ad esclusione dell’artrite reumatoide, tutte le altre condizioni sono state valutate prima di qualsiasi terapia specifica, all’atto dell’osservazione clinica; tutti i valori sono riferiti a prelievo fatto al mattino in condizioni di digiuno. Dall’analisi della tabella 2 risulta evidente che i livelli medi di U.CARR. in tutte le patologie indagate sono nettamente superiori ai livelli normali e, se si esclude qualche caso di diabete (non insulino dipendente), tutti i singoli casi analizzati erano al di sopra del livello normale massimo di 300 U.CARR. a testimoniare che i pazienti erano in condizioni di stress ossidativo. Tabella 2 Valori di d-ROMs in U.CARR in condizioni patologiche
I pazienti in tabella 2 sono stati sottoposti a trattamento terapeutico della patologia di base, e, una volta raggiunto un soddisfacente compenso terapeutico, è stato di nuovo controllato il livello di U.CARR. per determinare se si fossi modificato anche lo stato di ossidazione. I risultati sono riportati nella tabella 3. Tabella 3 Valori di U.CARR prima e dopo il compenso terapeutico
Solamente la terapia ipolipemizzante ed antidepressiva hanno ridotto in modo significativo i livelli di ossidazione, senza però portare i valori medi ai livelli di normalità. All’interno dei vari gruppi si sono osservati dei casi in cui la terapia di base è riuscita a compensare lo stato di ossidazione, ma nella maggioranza dei casi questo effetto non si è verificato, indicando che lo stato di ossidazione deve essere considerato come un parametro indipendente. In questi pazienti si apre il problema del controllo dello stato di ossidazione attraverso diete o attraverso l'uso di integratori antiossidanti. In conclusione, è evidente che lo stress ossidativo è un fattore di rischio indipendente e perciò peggiora un buon numero di condizioni patologiche; il controllo dello stato di ossidazione attraverso diete o attraverso l'uso di integratori antiossidanti può migliorare le condizioni patologiche di pazienti con livelli permanentemente elevati. |
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