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E' ormai noto a tutti i ricercatori biomedici che la maggior parte delle patologie e l'invecchiamento degli esseri viventi è causato da processi chimici ossidativi. Questi processi si esplicano quasi esclusivamente attraverso la mediazione di molecole altamente reattive dette "Radicali Liberi", che nella vita biologica sono rappresentati in preponderanza dai Metaboliti Reattivi dell'Ossigeno (ROMs). Essi rappresentano dei compagni di viaggio insostituibili nella vita di qualsiasi cellula vivente, poiché sovrintendono a tutte le reazioni di ossido-riduzione utili alla sua sopravvivenza. E' quindi ineludibile che la cellula consegua dei danni alle sue strutture a causa di questa forzata convivenza e perda via via le sue capacità funzionali ponendo, quindi, un limite alla sua vita biologica, ma è anche elementare comprendere che più la cellula sarà protetta da queste opportunità più aumenterà la sua durata. Tale protezione si attua attraverso due direttrici, l'una attraverso il mantenimento del suo patrimonio antiossidante e l'altra mediante il contenimento della produzione di radicali liberi. La valutazione quindi del patrimonio antiossidante e dello stato ossidativo rappresenta il miglior indicatore della stato di salute della cellula. Fino ad oggi, però, mentre è possibile dosare gli antiossidanti con metodiche applicabili in ogni buon laboratorio, non altrettanto lo è per i "Radicali Liberi" in quanto la loro emivita è cortissima e rilevabile solo con apparecchiature estremamente sofisticate come la ESR non proponibile per ricerche di routine. Un test utilizzato per la valutazione degli stress ossidativi è rappresentato dal dosaggio delle sostanze reagenti con l'acido TIOBABITURICO (aldeidi) o con il dosaggio più selettivo tramite HPLC della MDA (malonialdeide). Questi però rappresentano degli indicatori tardivi dello stress ossidativo, in quanto per ritrovare nel plasma circolante un'alterazione di detti elementi, bisogna che nel medium dove è avvenuto l'attacco ossidativo si sia esaurito il sistema antiossidante endogeno, consentendo alla cascata radicalica a carico dell'acido arachidonico di giungere fino alla formazione di MDA attraverso l'ulteriore ossidazione degli endoperossidi ciclici. Da ciò possiamo concludere che la determinazione degli stress ossidativi non sempre è in grado di poter svelare una stato ossidativo alterato. Gli elementi, invece, che sono i primi testimoni dell'ossidazione, sono gli idroperossidi che si formano per l'azione di deidrogenazione e successiva perossidazione da parte del radicale ossidrile OH su una vasta gamma di composti tra cui proteine, lipidi, peptidi, alfa-aminoacidi, beta-aminoacidi, ecc. La grande importanza del d-ROMs test Diacron sta proprio nel fatto di essere oggi l'UNICO TEST al mondo capace, attraverso una metodica semplice, affidabile, riproducibile e veloce, di permettere di dosare tutti gli idroperossidi presenti in un campione biologico e non, sfruttando la scoperta fatta da FENTON nel 1894 e completata da HABER e WEISS nel 1932 secondo la quale un perossido in presenza di un metallo di transizione, che funge da catalizzatore, genera radicali liberi attraverso le reazioni:
dove Me' è un metallo si transizione in un determinato stadio di valenza ed Me'' è lo stesso metallo in uno stato di valenza superiore. Con d-ROMs test Diacron è oggi possibile poter quantizzare lo stato ossidativo di una persona in tempo reale andando a dosare nel sangue capillare gli elementi perossidati dai radicali liberi. Per eterogeneità dei prodotti perossidati abbiamo scelto di esprimere i risultati in unità convenzionali arbitrarie U.CARR. anche al fine di facilitarne l'interpretazione clinica. Da circa 5.000 tests effettuati su soggetti sani abbiamo rilevato che il valore di normalità è inferiore a 250 U.CARR. Pertanto in base alla misurazione in U.CARR. è possibile effettuare la seguente classificazione:
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